#cambiamotutto

“Gli startupper non sono come gli yuppie degli anni ’80, e non solo perchè il loro sogno non è lavorare in borsa o in una grande azienda ma piuttosto farsi la loro azienda […]. Gli startupper sono tutto un altro mondo. E quindi usano spesso felpe col cappuccio al posto di vestiti firmati; viaggiano in economy anche quando le cose girano bene perchè i soldi non si sprecano e lo sanno bene loro che per mestiere li cercano ogni giorno […] e all’inizio condividono letteralmente le scrivanie con altri startupper in spazi comuni chiamati co-working non solo per risparmiare, ma per il piacere di stare assieme a persone con gli stessi principi.”

(da #cambiamotutto, La rivoluzione degli innovatori, di Riccardo Luna, Ed. Laterza, ebook, 2013)

Mentre leggevo questo passo ero proprio nel mio bell’ufficio condiviso con altri coworker, ognuno con la propria attività e le proprie idee, con addosso la mia immancabile felpa col cappuccio. Anch’io mi sono creato il mio lavoro. La mia piccola startup sono io. Alti e bassi, momenti che in cui avrei voluto #mollaretutto, e ricordo che me l’avevano detto: è difficile, cerca il posto fisso, manda curriculum, fai dei master.

Che internet fosse il mio futuro lo sapevo. Alle superiori ero stato il primo con un modem per navigare, e già mi divertivo con la mia home page. Tra i pochi siti dell’epoca, ricordo che avevo scoperto online Wired, una rivista americana che sbirciavo e mi sembrava così interessante, ricca di idee e sogni, ma anche troppo lontana dalla nostra realtà. Mi pre-abbonai subito quando si diffuse la notizia della nascita dell’edizione italiana, guarda caso diretta da Riccardo Luna, l’autore di #cambiamotutto. La rivista e le sue storie mi hanno riportato motivazione, voglia di fare, intraprendenza, ottimismo: anche qui si poteva riuscire. E ho capito che non è solo questione di economia e mercato, è questione di credere in quello che si fa, e nel non scoraggiarsi. Qualità che stavo perdendo: il lavoro era un po’ in stallo e mi sentivo incerto e stufo, ero a un bivio. Ma spinto da tutto quell’ottimismo ho capito che dovevo iniziare a rinnovare il mio lavoro, a studiare, a scoprire, a conoscere, a provare. Perchè effettivamente non avevo fatto niente per provarci davvero. Al massimo sarebbe andata male. Alla fine ne è valsa la pena. Non ho fatto niente con cui ho cambiato il mondo, magari qualcosina di utile nel suo piccolo per qualche cliente, ma ho creato davvero il mio lavoro. E a chi oggi mi dice che sono fortunato a lavorare da solo, a non subire la crisi, rispondo: non è fortuna, se #cambiamotutto si può, e il cambiamento inizia da te. Per questo a chi mi legge e mi conosce dico di dare un’occhiata a questo #cambiamotutto (www.cambiamotutto.it), anche solo per quel senso di ottimismo che ti lascia, e magari può farti cambiare davvero.
E se c’e qualcuno dei miei studenti in ascolto, seguite il consiglio: #cambiamotutto!