Ebook in classe: una sfida al sapere vero

1. Il libro, baluardo del sapere vero.

Il libro è uno degli strumenti che, da secoli, risulta parte fondamentale dell’istruzione e dell’apprendimento. L’avvento dei libri elettronici e il cambiamento che sta coinvolgendo il mondo dell’istruzione sono strettamente correlati. Quale funzione deve avere la scuola in una società in trasformazione? Ogni realtà ha a che fare con dei cambiamenti e dunque si interroga sulle conseguenze che questi potranno produrre sul piano dell’educazione istituzionale. Spesso per la scuola il dibattito va ad incentrarsi su libro cartaceo e digitale, limitandosi tuttavia al conflitto, cercando di individuare un vincitore tra i due. Ne risulta così esclusa quella che può, anzi, deve essere la naturale evoluzione del mezzo, ossia una integrazione tra gli stessi, evolvendoli verso strumenti idonei e migliori per la didattica.

L’istruzione pubblica è stata uno dei punti cardine del processo di mondializzazione messo in atto dalla civiltà europea nel periodo di transizione tra Ottocento e Novecento, Emilio Gentile, in “Ascesa e declino dell’Europa nel mondo 1898-1918” afferma: “La mondialità europea fu conseguenza della modernità industriale nei trasporti, nella produzione, nella potenza armata, nell’accumulazione di capitali e nel loro investimento ovunque sul pianeta. E fu conseguenza anche della modernità politica, cioè lo Stato nazionale e laico, l’autorità centrale, la razionalità burocratica, l’organizzazione della libera ricerca, l’istruzione pubblica, la trasformazione delle masse dei governati in cittadini liberi, con diritti e doveri, partecipanti alla scelta dei governanti”

Un secolo fa la tecnologia dominante nella diffusione di massa del sapere era la stampa. L’immagine di scuola su cui il modello di scuola europea ha conquistato il mondo centra la sua identità sul dominio della lingua scritta, presentando come prioritari i saperi scrittori, e marginali i saperi sonori e visivi, coerentemente con l’assetto tecnologico del tempo. Da allora le scuole si sono concentrate sulla democratizzazione sociale del sapere, senza tuttavia mettere in discussione quella gerarchia cognitiva dettata dal legame tecnologico, scelta accettabile finché la concorrenza con la stampa era rappresentta essenzialmente da tecnologie non scrittorie. Al giorno d’oggi la concorrenza è invece attuata da tecnologie in grado di inglobare la scrittura stessa trasformandala e relazionandola con i codici dell’immagine e del suono. Nel mondo della scuola vi è una diffusa denigrazione del digitale, e del multimediale, presentando come argomento privilegiato il tema del libro cartaceo, inespugnabile baluardo di resistenza alla rozza diffusione del digitale, basandosi sul presupposto che la carta permanga come l’ambiente privilegiato per la fissazione del sapere, mentre schermo e contenutti arricchiti svolgano azioni di disturbo nel discente, distraendolo dal sapere vero. Inoltre, si ritiene spesso che la tecnologia in uso, il libro cartaceo, non abbia bisogno di essere migliorata. Non sarebbe d’altra parte opportuno sostituire integralmente tale tecnologia con un’altra, il libro digitale o l’e-book, non ancora pienamente matura. Ciò che è importante evidenziare è la consapevolezza che la separazione tra contenuto e contenitore nel libro di testo possa portare nelle aule scolastiche nuove possibilità d’apprendimento e d’insegnamento, sfruttando in maniera opportuna l’interattività, l’ipertestualità e la multicodicalità dei contenuti.

2. Il mezzo è ancora il messaggio

Invece di andare in un negozio per acquistare un libro di cui sono state stampate, che so, cinquemila copie, prenderemo in mano la cornetta del telefono e comunicheremo a un terminale remoto le nostre competenze linguistiche […], interessi […] e bisogni specifici. Dopo aver ricevuto queste informazioni, il bibliotecario del futuro recupererà, grazie all’aiuto prezioso dei computer, informazioni utili alla nostra ricerca, le fotocopierà e ce le invierà a casa (McLuhan, 1966).

McLuhan rappresenta una delle più importanti figure legate alle discussioni sui media, avendo elaborato quella che viene considerata la più famosa teoria generale a riguardo, in cui afferma che è importante studiare i media non tanto in base ai contenuti che veicolano, ma in base ai criteri strutturali con cui organizzano la comunicazione. Il suo pensiero può essere inserito nell’ambito del cosiddetto determinismo tecnologico: le innovazioni tecnologiche che si impongono in alcuni periodi storici hanno un ruolo fondamentale nell’orientare le componenti principali della società stessa. Non è importante studiare il contenuto della comunicazione, ma il mezzo che veicola i messaggi, ritenuto in grado di plasmare il modo di percepire e pensare il mondo:

The medium is the message” (McLuhan, 1967)

Nell’opera di McLuhan emerge una grande separazione tra la civiltà orale, dove la parola garantiva il primato del senso dell’udito, e il mondo della scrittura e della stampa, definito come medium ripetibile, lineare e uniforme. I media, dunque, sono delle estensioni dei sensi dell’uomo, e ciascun mezzo nel momento in cui estende un senso, comporta un vero e proprio assopimento degli altri, alterando così l’equilibrio sensoriale. Da ciò deriva la distinzione tra:

media caldi: espressione con cui vengono definiti quei mezzi che, estendendo un unico senso fino a colmarlo di dati, sono cosiddetti ad alta definizione, non richiedono all’individuo di completare il messaggio, determinando quindi un basso livello di partecipazione. In questo caso, infatti, la comunicazione fornisce una grande quantità di dati estremamente dettagliati, che non richiedono al fruitore nessuna operazione di integrazione del messaggio durante la percezione. Esempi di medium caldo per McLuhan sono la radio, la fotografia, la scrittura.

media freddi: espressione con cui vengono definiti quei mezzi che, contrariamente ai primi, sono a bassa definizione, non forniscono informazioni molto dettagliate e richiedono la partecipazione attiva dei sensi dell’individuo ricevente per completare la portata informativa. I media freddi, coinvolgono il fruitore perché lo stimolano con maggiore efficienza sia dal punto di vista sensoriale che da quello percettivo. Esempio di medium freddo sono il telefono e la televisione.

McLuhan anticipa anche le trasformazioni del libro nella moderna era dominata dall’elettronica e dal digitale. Partendo dal presupposto che un ebook non è un semplice libro digitale, ma un nuovo medium che rivisita ed estende alcuni aspetti del libro cartaceo, introducendo nuove modalità di consumo e allargando i pubblici. In particolare, i media non sono i contenuti che veicolano: la lettura di un libro su carta e la lettura dello stesso libro su uno schermo costituiscono due esperienze differenti., analogamente a quanto avviene per il mezzo cinematografico: la visione in sala e la visione televisiva dello stesso film sono due esperienze di fatto diverse. Le osservazioni di McLuhan sui libri digitali non fanno riferimento diretto agli ebook moderni, poichè i primi esperimenti nel settore saranno avviati solo diversi anni dopo ai suoi scritti, nel Progetto Gutenberg, un’iniziativa avviata dall’informatico Michael Hart nel 1971 con l’obiettivo di costituire una biblioteca di versioni elettroniche liberamente riproducibili di libri stampati. Per McLuhan il libro ha prodotto un ambiente visuale per la razza umana, e come tale, rappresenta il medium dell’era moderna: l’era digitale elimina la tendenza alla specializzazione prodotta dal consumo di informazioni su carta stampata, e le nuove tecnologie democratizzano l’accesso alla conoscenza, ridefinendo il ruolo del lettore, trasformandolo in scrittore e publisher al tempo stesso.

Il futuro del libro fuori e dentro le scuole coincide con la sua trasformazione in servizio. Useremo il telefono, o altri strumenti, per comunicare il nostro interesse per un determinato argomento,[…] e quindi chiederemo se, “cortesemente, possiamo ricevere le ultime notizie in materia”. Nel giro di un’ora circa, riceveremo un pacchetto che contiene gli ultimi studi […] da tutte le riviste accademiche del mondo, e personalizzate sulla base delle nostre esigenze e competenze. Xerox rende obsoleta l’idea dei libri di massa, identici per tutti, nonché la pratica di uscire di casa per comprarne uno. (McLuhan, 1970)

McLuhan anticipa nel suo lavoro l’evoluzione del mondo dell’informazione fino ai giorni nostri: internet, aggregatori di notizie, motori di ricerche, profilazione degli interessi, stampa on demand, ebook. La comunicazione elettronica crea nuovi ambienti e nuove tipologie di pubblico, e di ciò si deve tener conto quando si parla di ebook e scuola digitale.

3. Dal libro elettronico all’ebook

Intanto è alle porte, almeno come sussidio scolastico, il libro elettronico” (Golino, 1984)

Negli anni Sessanta McLuhan aveva accennato alla possibilità che il libro a stampa potesse essere sostituito dal computer. In Italia nel 1984 il giornalista e saggista Enzo Golino osservava, con timore, l’imminenza che ciò avvenisse all’interno del mondo dell’istruzione, intendendo ancora, però, per libro elettronico “un testo memorizzato su disco magnetico da leggere mediante computer”. Quando si parla di ebook si intende un qualcosa di più di una mera trasposizione elettronica di un libro cartaceo.

In informatica con interfaccia s’intende la parte direttamente percepibile dall’utente in un sistema interattivo, un sistema in grado di interagire con l’uomo per aiutarlo a svolgere un compito. L’interfaccia è, quindi, un dispositivo fisico o virtuale che congiunge due modalità di comunicazione differenti. Il libro è quel caso particolare che è supporto fisico e diventa interfaccia tra noi e il testo. Entrambe queste componenti definiscono i limiti entro i quali avviene la comunicazione. Spesso non risulta evidente al lettore, ma anche il libro cartaceo è il risultato di successive evoluzioni: nel pensare al libro colleghiamo la forma testuale al supporto fisico e le rivestiamo di consuetudini esistenti da secoli. Con l’avvento degli e-book è emersa l’ipotesi della separazione tra interfaccia hardware, il supporto fisico, e interfaccia software, la parte testuale, e le sue modalità di organizzazione. La progettazione delle interfacce ha radici profonde e si unisce al mondo del libro per progredire parallelamente.

L’idea canonica di testo come insieme di parole correlate tra loro per costituire un’entità logico-concettuale, si arricchisce di una nuova rappresentazione negli anni Settanta, con il lavoro di Engelbart, Goldfarb, Mosher e Lorie, che rilasciano le specifiche del markup language “GML” (Generalized Markup Language), un insieme di marcatori (tag) che ne definiscono la struttura, con l’obiettivo di rappresentare e condividere i documenti in modo che fossero indipendenti dall’applicazione. Nei primi anni Ottanta esso rivestirà la base del lavoro di Tim Berners-Lee che concretizzerà il concetto di collegamento ipertestuale (link) nelle specifiche dell’HTML (Hypertext Markup Language), costituendo l’infrastruttura del linguaggio di marcatura per la formattazione e la rappresentazione di documenti ipertestuali fruiti attraverso il World Wide Web.

Nel mondo del libro elettronico non si è affermato negli anni successivi un unico standard per la rappresentazione del testo, ma molteplici formati che permettono di includere ad esempio elementi interattivi, contenuti multimediali, link, avvicinando ed estendendo il libro elettronico verso l’enhanced book, o libro arricchito. Nuovi tipi di libri aprono a nuove esperienze di lettura e nuove prospettive editoriali che si sono rivolte soprattutto alla saggistica e alla scolastica. Un libro di Storia può ad esempio contenere contenuti multimediali integrativi quali cartine su cui veder muovere gli eserciti, spezzoni di audio di discorsi di personaggi storici celeberi, gallerie di immagini, geolocalizzazione di eventi storici, link a contenuti di approfondimento sul web, e così via. La discussione nel mondo dell’istruzione si concentra oggi sul considerare tali innovazioni come utili alla didattica e all’apprendimento, o semplici distrazioni e abbellimenti.

4. Scuola e libri digitali.

L’educazione scolastica è storicamente basata sulla cultura del libro. I libri per l’apprendimento sono intrinsecamente metafore dell’organizzazione didattica che, a sua volta, influenza l’organizzazione mentale dell’informazione. Per esempio un libro di materia è strutturato in capitoli, che seguono un ordine cronologico, contribuendo a creare un’organizzazione lineare dell’informazione.

Come visto in precedenza McLuhan offre una chiave di lettura per una composizione che si discosta dalla scrittura accademica tradizionale. Una volta constatato che il medium costituisce un’estensione di noi stessi e che, quindi, tra i media e l’essere umano c’è un rapporto di reciproca influenza, McLuhan si rivolge all’innovazione più importante per la comunicazione umana: la scrittura. L’avvento della stampa ha rivoluzionato la cultura occidentale favorendo il passaggio dalle culture orali a quelle alfabetiche, mentre la scrittura a mosaico utilizzata dal sociologo era un affronto al pensiero lineare dell’uomo alfabetizzato e si avvicinava alla nozione di ipertesto.

Mentre le teorie di McLuhan sono riscontrabili nell’evoluzione e nella diffusione del World Wide Web moderno, nel mondo del libro, soprattutto in quello scolastico, si deve ancora assistere alla rivoluzione digitale. L’ebook permette di allontanarsi dalla concezione canonica del libro fisico per migrare verso esperienze di lettura che rispettano la linearità, ma vi aggiungono, come visto, attributi ipertestuali e multimediali.

Per riferirsi agli strumenti utili allo studio non si parla solo di testi scolastici ma, più in generale, di risorse di apprendimento (digitali e non) costituite da due differenti tipi di contenuti:

granulari e integrativi: che completano il processo di apprendimento, come siti web il cui contesto esterno conferisce loro un ruolo del processo informativo;

strutturati e curriculari: come i libri di testo che hanno l’obiettivo di una copertura curriculare.

Mentre il WWW è passato da semplice strumento per ottenere informazioni a principale luogo di produzione e scambio di contenuti si è configurato come una aggregazione di strati d’informazione, frammentata e superficiale. In questo modo i luoghi tradizionali dell’informazione complessa perdono d’importanza. Per questo motivo la scuola dovrebbe insegnare a costruire complessità dall’informazione generale, e può farlo attraverso diversi approcci:

  1. Attraverso Internet, che entra a far parte della didattica formale ed elimina la necessità di una risorsa curriculare e strutturale. E’ sufficiente il docente nella guida degli studenti allea scelta delle risorse granulari, che in rete sono la maggior parte (quali ad esempio commenti, relazioni, ecc…).
  2. Attraverso risorse di cornice da affiancare a quelle granulari, che danno idea del percorso complessivo. Queste risorse possono essere prodotte dai docenti stessi sfruttando la condivisione dei contenuti in rete, tenendo conto che:
  • spesso i docenti non vogliono sottoporsi al giudizio di esterni, così le risorse da loro create non sono visibili dall’esterno. È un paradigma inconcepibile per la scuola pubblica che ha bisogno della validazione dei contenuti.
  • per creare questi nuovi prodotti destinati alla didattica occorrono competenze editoriali non previste nelle competenze dei docenti.
  1. Attraverso una soluzione di compromesso tra le due precedenti, in cui la presenza delle risorse granulari non esclude quelle curriculari, ma c’è bisogno di un filo conduttore forte a collegarle. Inoltre, entrambe richiedono cura editoriale e nuove professionalità. In questo senso l’ebook si pone come strumento potenzialmente adeguato per svolgere tale compito.

L’Italia, insieme ad altri paesi europei, ha adottato l’Agenda Digitale per il periodo 2014 – 2020, con la quale s’intende l’insieme di azioni e norme per lo sviluppo delle tecnologie, dell’innovazione e dell’economia digitale. La situazione scolastica italiana vede in atto i provvedimenti avviati dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) nel 2008, che prevedevano la diffusione di Lavagne Interattive Multimediali (LIM) nelle scuole, l’allestimento di classi tecnologicamente avanzate attraverso il progetto “Cl@ssi 2.0”, e il “Piano Nazionale Scuola Digitale” del 2012, inserito nell’Agenda Digitale che ha decretato l’adozione di testi scolastici digitali dall’anno scolastico 2014/2015.

Singolare a riguardo analizzare i dati riscontrati dal progetto TALIS (Indagine Internazionale sull’Insegnamento e Apprendimento) nel 2013. Si tratta di un’indagine periodica, ripetuta ogni cinque anni, che ha come principale obiettivo quello di esaminare rilevanti aspetti dell’attività professionale degli insegnanti: i loro orientamenti pedagogici, le loro pratiche didattiche, la loro interazione all’interno della scuola con i colleghi e la dirigenza scolastica. Scopo principale dell’indagine è di elaborare un quadro comparativo di indicatori internazionali, utili a sostenere i Paesi nello sviluppo delle loro politiche sull’insegnamento, sull’apprendimento e sui docenti.

Nell’indagine presentata dall’OCSE nel 2013 si è rilevato che l’Italia detiene il primato della classe insegnante più anziana (49 anni, 6 anni in più rispetto alla media), mentre il 36% degli insegnanti italiani non riteneva importante per lo sviluppo professionale avere competenze nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, e solo il 32% usa tali tecnologie sul luogo di lavoro. Stabilire l’adozione di strumenti digitali e informatici in strutture didattiche fisicamente inadeguate e con insegnanti sprovvisti delle competenze in grado di gestirli, ha fatto registrare un ulteriore ritardo nell’attuazione effettiva dei provvedimenti del governo. Nel campo digitale si riconosce la necessità di rivedere l’adozione di testi didattici in formato digitale, la produzione e la circolazione di opere materiali per la didattica.

Leggere libri digitali, provare ad abituarsi alla lettura digitale, sia di testi lineari che di materiali più complessi e interattivi, non significa usare strumenti diversi per fare le stesse cose ma abitare lo spazio cognitivo e corporeo creato dalla lettura digitale. Per esempio, solo un docente che sa cosa significa leggere digitale può pensare di creare percorsi in cui gli studenti non soltanto leggono ma creano con attenzione testi e libri digitali. Si tratta di azioni cognitive complesse che non solo non possono essere comprese, ma non possono neanche essere immaginate da chi non ne ha mai fatto e non ne fa esperienza. Se una possibilità di arricchimento delle pratiche di lettura a scuola esiste, questa risiede nello sforzo e nelle esperienze di chi – docente, dirigente, animatore digitale o studente – è aperto alla sperimentazione e all’immersione negli spazi profondi della lettura digitale.

La tecnologia non impoverisce l’insegnamento, ma lo rende, al contrario, un’attività socialee condivisa. Si verifica sì uno spostamento del baricentro dal docente, che è stato tradizionalmente considerato l’unica fonte di sapere, ad altre risorse, ma facendo attenzione a non rendere l’apprendimento un processo passivo e confusionario, mantenendo infatti l’importanza del ruolo dell’insegnante, che svolge la funzione di tutor che struttura l’informazione granulare in un progetto didattico e conduce i ragazzi verso una consapevolezza tecnologica che permetterà loro di controllare, analizzare e, soprattutto, filtrare il flusso di fonti informative. Così il libro cartaceo non è scalzato dall’e-book, ma diventa uno dei coprotagonisti della nuova narrazione multimodale Inizialmente la didattica digitale ha intrapreso due strade: il trasferimento dal cartaceo al digitale attraverso una conversione del libro di testo, scaricabile sul sito delle case editrici; la costruzione di appositi ambienti di apprendimento, spesso chiusi a chi non ha acquistato il libro della casa editrice che li gestisce. Nei recenti anni scolastici i testi sono stati in gran parte resi disponibili in formato digitale eventualmente affiancati a quelli tradizionali.

5. Ebook a Scuola tra presente e futuro.

Il vero problema che la scuola deve affrontare è non già l’abbandonare il libro di testo, bensì capire quale è la gabbia mentale e culturale che è tipica di una cultura fondata sulla mentalità del libro stampato, che fa riferimento ad un sapere scomponibile ed analizzabile. […] da 150 anni invece si è affermata, in sede scientifica e artistica, un’altra forma di sapere mobile, fluido, perennemente aperto. La tecnologia digitale e di Rete esprime questa forma di sapere che oggi è anche alla base dell’economia, delle relazioni e delle comunicazioni sociali” (Prof. Roberto Maragliano, 2014)

Il mondo della ricerca sulle tecnologie digitali in ambito educativo ha dimostrato ampiamente che le tecnologie in sé non rappresentano un fattore determinante per il successo di un’opzione orientata all’innovazione, considerando la lora rapida evoluzione e l’impossibilità di una reale e diretta interazione con il mercato dei produttori di software ed hardware. Si può invece ragionevolmente provare a verificare l’impatto che determinate tipologie di tecnologie possono avere sui vari aspetti dell’attività di insegnamento, apprendimento, educazione e formazione.

Nonostante spesso si giunga a risultati contraddittori, è possibile identificare alcuni punti fermi su cui le riflessioni sull’innovazione tecnologica nell’educazione e nella formazione sembrano convergere. Essi si sintetizzano essenzialmente in:

  1. L’innovazione tecnologica non ha un valore in sé ma assume un significato soltanto se e quando diventa veicolo e/o occasione di innovazione organizzativa e metodologico-didattica.
  2. L’innovazione tecnologica non può essere attuata sporadicamente, ma implica l’interazione virtuosa tra tutti gli attori che interagiscono in un contesto omogeneo, la continuità nel tempo e il consolidamento di buone prassi.
  3. Le innovazioni più significative sono quelle che riescono a diventare patrimonio condiviso di tutti i soggetti coinvolti (insegnanti, studenti, dirigenti, genitori, referenti…) e innescano processi orientati al miglioramento della qualità complessiva dell’organizzazione in cui si collocano.
  4. Qualsiasi innovazione tecnologica implica una “visione” sistemica e richiede che si mettano in atto investimenti costanti, strategie permanenti di supporto ai soggetti coinvolti e politiche flessibili di alfabetizzazione, formazione continua e aggiornamento delle competenze.
  5. Le innovazioni metodologiche più significative che le tecnologie possono agevolare o sostenere sono quelle che riportano lo studente al centro del processo di apprendimento e lo spingono a essere attivamente coinvolto.

L’ebook in classe è parte di una riforma può grande, che investe tutta la didattica e la Scuola. Gli esperti che si interrogano sulla portata di questa decisione concordano sul bisogno di guardare oltre al mero libro di testo per cogliere la rivoluzione imponente a cui la Scuola italiana non può più sottrarsi, ma si dividono sull’importanza da dare all’ebook e alle tecnologie digitali.

Con l’introduzione delle tecnologie digitali il rapporto docente-discente diventa interattivo. Ogni allievo può inserire sue personalizzazioni a margine del testo. Nell’ambito dell’apprendimento ciascuno apprende dall’altro, e con l’altro, non solo il docente, ma anche i compagni di classe. I rapporti fra chi apprende e chi insegna diventano fluidi così come i rapporti fra le diverse articolazioni del sapere. Non ci sono più, come negli insegnamenti istituzionali, i guardiani delle diverse discipline a dire che cosa è pertinente e cosa no. L’apprendimento è infatti un processo interattivo, la cui “anima” sta nel pattuire e concordare significati, motivo per cui lo studio realizzato in condizione di “isolamento”, quali il libro cartaceo mono disciplinare, ne tiene al di fuori. L’insegnamento, pensato e praticato come scrittura, disciplina il sapere, lo fa diventare monumento, togliendogli tutto ciò che lo caratterizza come evento, in particolare il tempo e lo spazio della costruzione. La crisi che le istituzioni educative stanno attraversando può essere salutare e lo sarà davvero se sapremo vedere e pensare le parti del mondo che lo specchio digitale ci mostra.

È pensabile che anche lí il problema sia la fissità, le strutture permanenti, la scansione novecentesca dei tempi, degli spazi e delle persone. Magari andrà avanti cosí ancora per decenni: ma certo che il giorno in cui a qualcuno verrà in mente di rinnovare un po’ i locali, le prime cose che andranno al macero, dritte dritte, saranno la classe, la materia, l’insegnante di una materia, l’anno scolastico, l’esame. Strutture monolitiche che vanno contro ogni inclinazione del Game. Fidatevi, andrà tutto al macero”. (Alessandro Baricco, “The Game”, 2018)

BIBLIOGRAFIA

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