Tutti dovrebbero crescere con un Commodore 64!

[Cronache della Soffitta è una newsletter pubblicata originariamente su Substack]

Oggi, per la maggior parte di chi usa un computer, la schermata blu è qualcosa di fastidioso e sempre lì in agguato, pronta a distruggere quello che stavi facendo.
Ma c’è stato un tempo in cui una schermata blu è stata la porta verso un mondo nuovo e fantastico. Io sono cresciuto in quel mondo, ed è stato così incredibile e significativo che gran parte di esso è rimasto con me, accompagnandomi di casa in casa, di soffitta in soffitta. Eccomi dunque pronto a tirare fuori dagli scatoloni il mio Commodore 64:

Il mio Commodore 64, su cui permangono a distanza di quarant’anni due trasferelli.

Non è che sia una rarità, in tanti abbiamo avuto la fortuna di crescerci insieme, e la grande quantità di siti, libri e docufilm sulla Commodore testimonia quanto sia stata un’azienda rimasta nel cuore di molti, quando l’informatica stava iniziando a entrare nelle case della gente comune come me, non solo degli smanettoni hobbisti come agli inizi. Questo piccolo pezzo di plastica e circuiti ha venduto, secondo diverse stime, più di 10 milioni di pezzi in varie versioni. La mia è la versione cosiddetta “C”, e quel numero seriale stampato sul retro mi ha sempre fatto sentire parte della storia: “n° 415570”. Io c’ero.

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Il seriale del mio C64. A fianco mio figlio non resiste a pigiarne i tastoni.

Lo ricevetti in regalo per il mio compleanno mentre ero in terza elementare, intorno al 1988, e da allora ha tracciato la mia strada nel mondo: se prima mi incuriosivano e attiravano i videogiochi, quello che si poteva fare col C64 era qualcosa di incredibile per me.

Il manuale, e a fianco un estratto di una sezione in cui spiega come realizzare un programma in BASIC

Intanto si parte dal manuale d’uso. Contiene tante informazioni, cercando di spiegarle in maniera chiara e, secondo il mio modesto parere di prof, direi anche semplice. Vuole farti entrare in quel mondo, vuole farti capire a cosa serve e, soprattutto, cosa ci puoi fare. A me, inutile nasconderlo, attiravano i videogiochi: la possibilità di averli sempre a disposizione comodamente in casa, senza spendere monetine nei rari cabinati nei 3-4 baretti del paese in cui abitavo. Ah, se penso ancora al trauma del passaggio dalle 200 alle 500 lire: con l’indimenticata banconota da 1000 lire le tue 5 partite della settimana diventavano improvvisamente solo 2, fossero su Pacman o sul frusto calciobalilla della spiaggia corroso dalla salsedine.

Scatola del videogame delle Turtles e rivista da edicola con cassetta di giochi… taroccati.

Oggi i personal computer sono ovunque, ma nessuno ve lo vende con le istruzioni. E dire che a livello di competenze digitali di base non è che siamo messi così bene. Si ha questa convinzione diffusa che i giovani di oggi siano “nativi digitali“, e quindi a loro agio con computer e affini, mentre nel frattempo stiamo digitalizzando qualsiasi cosa e abbiamo sostituito i vecchi telefoni per tutti con gli smartphone, che alla fine sono dei computer pure loro. Beh, da quello che vedo da anni a scuola, mentre insegno informatica e i suoi derivati, l’uso consapevole del computer è quasi una rarità, e non è che insegni al liceo classico (anche se da qualche giorno insegno anch’io al Liceo, grazie alla fantasiosa riforma dell’instancabile Ministro della Magia dell’Istruzione di cui magari avete sentito parlare).

Il lettore cassette del C64, e istruzioni per il caricamento dei programmi.

Eppure è grazie a quel manuale del C64 che ho scoperto tutto quello che un computer poteva fare. In più, per un caso fortuito, mio padre vide sul quotidiano di casa (La Stampa) un articolo di informatica e mi aiutò a leggerlo. Mi colpì tanto che lo ritagliai e lo conservai con cura, ed eccolo nello scatolone:

Articolo della Stampa del 1993 (grazie ad Andrea Pachetti per la collocazione temporale!), ed estratto del manuale del C64.

Rimasi affascinato dal diagramma di flusso, che mi fece capire immediatamente come si scompongono i problemi e come renderli comprensibili a un calcolatore. Ricordo che li abbozzavo molto spesso. Credo sia per questo che molesto i miei studenti chiedendo di fare sempre dei diagrammi di flusso prima di iniziare a scrivere qualsiasi programma. Senza successo, tra l’altro, perché lo considerano mediamente una perdita di tempo, almeno fino a quando, all’ennesima insufficienza, non rivalutano il consiglio del prof.

E mentre affrontavo con pazienza il caricamento delle cassette contenenti i giochi, sperando di trovarne qualcuna nell’edicola di paese (all’epoca il concetto di pirateria e copyright era molto particolare, ma questa è un’altra storia), l’altra cosa che mi incuriosì e concentrò le mie energie fu una pagina ben precisa del manuale, contenente una mongolfiera.

Con il Commodore 64 si poteva far muovere una mongolfiera sullo schermo, uno “sprite” in gergo. Che all’epoca per me era sempre stata soltanto la bibita gassata. E fu così che mi ci misi per tanti pomeriggi per capire; con fatica e tanta, tanta pazienza ce la feci, e decisi pure di provare a creare uno “sprite” da zero. E credo che anche quella cosa mi segnò molto, perché tutto il materiale che usai per riuscirci è anch’esso rimasto nello scatolone:

I miei tentativi di muovere gli sprites sul C64. Quel “SI” sull’ultimo foglio sanciva il mio futuro da informatico.

Penso che tanti informatici di oggi siano diventati tali crescendo con un computer del genere, che ti dava le possibilità di conoscere e scoprire un mondo anche se non ne sapevi nulla, dandoti pure gli strumenti per creare musica e animazioni. In pieno spirito hacker. Serviva solo la curiosità, per iniziare, quella che oggi si è in gran parte persa.

Per quanto riguarda quello che è rimasto nello scatolone, ci sarebbe tanto da raccontare, ma forse è troppo per appassionati; per questo lascio ai commenti eventuali chiacchierate. A presto per la prossima avventura nella mia soffitta!

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