La curiosità perduta tra i banchi di scuola

Sfogliare Topolino tra cafo-original, tuttoneri e videocassette pirata.

[Pubblicato originariamente su Substack il 7 Maggio 2026]

Com’è nata l’idea di scrivere questa newsletter è facile da intuire: recentemente mi sono trovato a dover svuotare la vecchia soffitta della casa di famiglia. Lì restavano sepolte parecchie mie cose, che sono andate a unirsi a quelle che trascino da decenni nel mio soppalco che funge da surrogato di soffitta. Oltre a piacermi particolarmente rovistare e riprendere in mano oggetti ingialliti che pensavo perduti, sono sempre affascinato dalla quantità di ricordi che riescono a rievocare: ricordo più facilmente dove ho giocato con un vecchio omino Lego piuttosto che i nomi degli alunni di qualche anno fa.

Topolino 1704

Quello in foto è un numero di Topolino del 24 Luglio 1988, che per me significava estate tra la terza e la quarta elementare. Il numero che ho aperto oggi non ha una particolare importanza; ne ho preso uno quasi a caso dalla catasta di libretti ammucchiati, scegliendolo tra quelli col dorso più ingiallito. Quelli che, quando li apri, sprigionano quel tipico e pungente odore di carta vecchia.

Di libretti di Topolino (ho scoperto da poco che gli esperti disneyani preferiscono chiamarli così) ne ho tanti. Me li leggevano i miei quando ancora non sapevo leggere e, in seguito, sono stato anche abbonato per qualche anno. Il risultato è che ancora adesso, quando sono in classe, esterno il mio disappunto con un “Santi Numi!”, tipico sfogo di Paperon de’ Paperoni. Con ovvio straniamento degli alunni, che non hanno idea di cosa stia farfugliando. Quest’anno i “primini” dicono di aver letto mediamente da 0 (!) a 2 libri completi alle medie (!!), e non sto parlando di contesti disagiati. Non c’è da stupirsi, quindi, della loro povertà di linguaggio, né di come leggano a fatica in classe, impacciati e monotòni pure davanti ai testi più semplici.

Ma perché leggevamo in così tanti Topolino quando ero alle elementari? Solo per i fumetti? In un’epoca ancora decisamente analogica, quei “vecchi” Topolini erano un buon modo per affacciarsi sul mondo. Lo facevamo attraverso le pubblicità di cui sono sempre stati infarciti, diversamente da oggi (ogni tanto qualche numero lo compro ancora, anche per capire se potrà essere una lettura influente per mio figlio quanto lo è stata, inconsapevolmente, per me), e le rubriche, che spaziavano tra gli argomenti più disparati: da una parte quelle educative e divulgative, dall’altra quelle sulle “tendenze” e gli hobby, non senza qualche marchetta ovviamente.

Sommario Topolino

È proprio questo che mi piace sfogliare: quelle pubblicità che stupiscono per lo stile comunicativo così lontano da quello odierno, molto semplice e quasi ingenuo, e le rubriche dal tono divulgativo lento e “verboso”. Un bel contrasto con la rapidità con cui vengono veicolati i contenuti oggi, che devono aggredire e conquistare subito l’attenzione.

Anche quei fumetti meritano attenzione, spesso proprio per l’uso di un linguaggio che non cercava di semplificarsi a tutti i costi, ma che lasciava aperta la curiosità di andare a chiedere: “Papà, cosa significa farfugliare?”. Ecco, non c’era la necessità di inserire note a margine; si dava quasi per scontato che saresti andato a chiedere a qualcuno il significato di “farfugliare” o cosa fossero i “Numi”. Ho imparato tante parole “strane” proprio grazie a Topolino.

A scuola, parlo almeno per le superiori dove insegno, il problema di fondo si manifesta in maniera evidente: manca la curiosità. I ragazzi sono passivi, non si fanno domande. C’è una citazione dell’astronomo e divulgatore Carl Segan ben nota a chi si interessa di didattica che riassume perfettamente tutto questo:

“I bambini nascono scienziati. Ogni bambino ha il senso dello stupore e della curiosità… Se parli con i bambini dell’asilo, sono pieni di domande. Se vai in una classe di liceo, quel senso di stupore è andato perduto. […] Tra l’asilo e l’ultimo anno delle superiori è successo qualcosa di terribile.”

Non penso che una volta fossimo tutti curiosi “a prescindere”. Sarebbe facile dare tutta la colpa al cellulare e ai social, per quanto abbiano sicuramente le loro responsabilità. Gli strumenti per favorire la curiosità ci sono, partendo anche da banalità come può esserlo un vecchio numero di Topolino. Ho sperimentato a scuola alcune attività basate proprio sul partire da cose “vecchie” (ne parlerò spesso prossimamente) perché hanno mostrato davvero dei buoni risultati. Non è pensabile pretendere di costruire competenze in una materia se non si coltivano quelle che servono a tutte le altre; sono profondamente convinto che la curiosità ne sia alla base. Negli anni, tra i miei alunni, si sono dimostrati migliori proprio quelli più curiosi, pur non essendo necessariamente i più studiosi o diligenti.

Ma ora non voglio dilungarmi oltre, mi piacerebbe sapere cosa ne pensate nei commenti. È però arrivato il momento di sorridere un po’ andando a curiosare dentro questo libretto del 1988:

Articolo su ragazzini alla moda milanesi

Questo inserto è un tripudio di tendenza: un articolo sui ragazzini alla moda milanesi, elevati a icone del momento, dove assistiamo a un titanico scontro tra il modello “very original”, un po’ fighetto e frequentatore di discoteche, e il quasi mistico “cafo-original”, probabile antenato del “maranza” odierno. Il tutto è farcito nelle pagine successive da un’appendice dedicata ai “Su e Giù” che va a snobbare, senza tanti mezzi termini:

“Giù: i dark, i punk, i metallari - i tuttonero - i fataloni (siete ridicoli) - i paninari a oltranza - le maniere da duri - le parolacce”

All’epoca i gruppi e le tendenze cercavano di definirsi in maniera molto marcata, prendendo le distanze tra loro: da una parte gli “strani” (dark, metallari, punk), dall’altra i “negativi” (i tuttonero… ma i colori esistono ancora? Nella mia scuola pare di no, si vestono quasi tutti così), arrivando pure a insultare apertamente i ridicoli fataloni. Ma non senza ricordare di non dire parolacce e usare modi gentili!

Articolo su mercato Home Video
I videoregistratori presenti in Italia, 40.000 nell’81, sono ora più di 3 milioni. In parallelo sono aumentati i punti di vendita e noleggio di videocassette — 300 nell’82 — 4.000 nell’88. Così che il fatturato globale del mercato home video dovrebbe arrivare ai 220 miliardi di fine 89. Ma… rischia di frenare questo processo di espansione un’associazione criminale, un’autentica pirateria video con prodotti di pessima qualità venduti sottobanco. Occorre quindi prestare molta attenzione alle videocassette che si noleggiano o si comprano per evitare di essere truffati e di subire sanzioni legali.

Qui invece abbiamo uno spazio tecnologico: “L’angolo delle Video Cassette“. Stupisce, oltre che per la sensibilizzazione sul fenomeno nascente della pirateria, per lo sforzo di semplificare il linguaggio tecnico per spiegare come collegare il videoregistratore alla TV e all’antenna di casa, con tanto di schemi fatti a mano. Un “malloppone” di testo che oggi verrebbe saltato a piè pari, in un’epoca in cui anche il più breve dei manuali viene buttato senza essere letto, ma che evidenzia un desiderio di insegnare e capire oggi merce rara.

Rubrica Galli Squinzie e Panozzi di Topolino
“Il Max m’ingrippa un casino”, ma anche “Nietzsche m’ingrippa una cifra” e “Mi sono lasciato ingrippare in una storia ipertesa”.

Questa rubrica era un classico. Manco sapevo cosa fosse un paninaro, almeno finché al Drive In non comparve la parodia di Enzo Braschi (ma dovete avere una certa età per ricordarlo). A distanza di anni, mi chiedo ancora se quella rubrica volesse davvero diffondere una tendenza per far sentire meno “fuori dal mondo” i giovani lettori di provincia (tipo me), o se volesse prendere in giro un linguaggio così stravagante (con quel Nietzsche buttato lì!).

Dato che ho già chiacchierato troppo, direi che è ora di chiudere, sperando che sia stata una lettura piacevole. Intanto ho raccolto un po’ di materiale per il prossimo appuntamento: spolvereremo insieme dalla mia soffitta un vecchio gioco da tavolo educativo, in compagnia del mio bimbo. Quando? Appena ho tempo: Maggio è un periodo intenso per noi prof ;)

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