[Cronache della Soffitta è una newsletter pubblicata originariamente su Substack]
Concilia? Chissà se oggi c’è ancora qualche vigile che si rivolge in questo modo agli automobilisti. Me lo chiedo perché ho ritrovato un mio vecchio gioco “educativo” della Clementoni che si intitola proprio così. È un gioco da tavolo (anzi, “gioco in scatola”, come li chiamavamo una volta) che pensavo fosse sepolto in qualche discarica da tempo, invece è saltato fuori a sorpresa dal recente trasloco di soffitta.
Questo recupero mi ha reso particolarmente felice, perché ricordo che mi piaceva molto, anche se non saprei dire perché: forse bastavano quelle particolari pedine plasticose a forma di biciclette, o i colori pastellosi del tabellone disegnato.
Fatto sta che ho approfittato per giocarlo col mio bimbo, che ha passato da un po’ i 5 anni e mezzo, per vedere com’è giocarci insieme oggi.
Lungi da me entrare in recensioni tecniche, perché non è lo scopo di questo spazio di chiacchiere che è Cronache della Soffitta. Possiamo semplificarlo in una rivisitazione del gioco dell’oca, in cui vince chi visita per primo cinque zone di una città a colpi di dado, importunato da semafori capricciosi, vigili molesti, segnali stradali sparpagliati un po’ a caso e fastidiosi bimbi che attraversano incauti sulle strisce.
Aperto il tabellone, mio figlio è stato subito attirato dalle biciclettine, ovviamente. Mentre era incuriosito dallo strano sistema escogitato per cambiare colore ai semafori, ho approfittato per dare un’occhiata alle regole e rinfrescarmi la memoria.


Lo scarna scatola e il denso e grezzissimo manuale.
La prima cosa che mi ha colpito è la natura spartana delle istruzioni, fredde e dense di testo, preoccupate più di accreditare la natura educativa del gioco che di spiegarne il funzionamento. Ma non è stato solo quello a colpirmi; a un certo punto arriva un suggerimento alquanto particolare:
“CONCILIA?” è stato progettato in modo tale che i bambini possano giocare da soli senza richiedere un’assistenza da parte dei genitori. Tuttavia “CONCILIA?” può rivelarsi un utile mezzo per trascorrere in maniera divertente, con scopi educativi, un po’ di tempo con i vostri figli; un’ottima occasione per parlare con loro di quello che avviene sulla strada, dei pericoli esistenti e della prudenza necessaria per prevenirli.
Praticamente: “tranquilli genitori, i bambini ci giocano da soli, così non dovete perdere tempo con un gioco”, ma anche “se volete, però, potete approfittarne per passare un po’ di tempo con loro”. Forse all’epoca, se un gioco non era “da grandi” o un classico tipo Risiko, non era ancora sdoganato come oggi il fatto che gli adulti potessero giocare senza sentirsi dire che è da bambini. Quella precisazione doveva far avere un’illuminazione del tipo: “ehi, gioca coi tuoi figli, è bello!”.
Io di questa illuminazione non ne ho avuto bisogno per giocare con mio figlio; infatti giochiamo spesso, anche se magari semplificando le regole (d’altronde sa i numeri, ma non sa ancora leggere).
Comunque, il manuale non è molto chiaro sulle regole; o meglio, il gioco comporta spesso situazioni particolari in cui non è definito cosa fare, segno anche di come una volta non si prestasse molta attenzione al cosiddetto playtesting. E questo, ricordo, succedeva per parecchi giochi, anche i più classici, in cui mi imbattevo nelle cosiddette “regole da spiaggia”: ovvero tutte quelle regole inventate per risolvere stalli o mancanze di chiarezza.
Magari dalle vostre parti si chiamavano in modo diverso, ma per me che vivo al mare era così, perché il posto più frequente dove si giocava era proprio in spiaggia e d’estate, spesso con altri bambini turisti che quindi andavano a scontrare le loro regole “di città” con le nostre.
Questo mi ha fatto riflettere, perché ho notato come, proprio in mancanza di chiarezza, si cercasse comunque di definire delle regole. Non essendoci internet, la prassi era rileggere, chiedere a qualcuno più grande, cercare di trovare una soluzione ottimale e plausibile. A scuola si chiama Problem Solving, ed è quello che manca alla maggior parte dei miei alunni oggi.
Oggi cercano su Google (male, perché non sanno nemmeno bene cosa chiedere e come farlo), su YouTube (perdendo tempo a vedere video che non sanno se risolveranno il problema — il più delle volte no — venendo interrotti da pubblicità e distrattida video correlati) e, generalmente, come gran finale, abbandonano.

Da quando c’è l’Intelligenza Artificiale a disposizione è anche peggio, perché nelle sue allucinazioni è talmente rassicurante che viene presa per oro colato: non abbandonano più, ma nemmeno controllano cosa prendono per risolto.
Ma com’è andata la partita? Bene, è stato un momento di apprendimento molto interessante, perché a differenza dei giochi ben congegnati, in Concilia succede spesso che tu rimanga fermo come un pesce lesso davanti alla paletta di un vigile o a un interminabile rosso.


La mia destinazione preferita: la sala giochi vintage, con tanto di cabinato arcade.
Questo ha causato al mio piccolo avversario due stati d’animo: risate fragorose quando ero io bloccato per diversi turni (ovviamente facendo un po’ di scena con bonarie imprecazioni ai malcapitati vigili e bimbetti sulle strisce), noia, frustrazione e voglia di smettere quando era lui bloccato. Lo abbiamo superato ridefinendo le regole sul momento, chiedendoci assieme: come possiamo fare quando diventa noioso? Non siamo più abituati alla noia e allo stallo, è un momento di apprendimento anche quello. Comunque ci siamo divertiti, e ha riconosciuto anche un cabinato da videogame posto nella sala giochi… perché questo è importante, lo scoprirete qualche newsletter più avanti.
Per concludere, questo gioco mi ha attivato anche un altro ricordo: ai tempi dell’università (a Genova), non ci preoccupavamo molto dell’educazione stradale. In caso di problemi, chiamavamo i Supereroi.

